Il legame tra l’anima liberale (fatta di garanzie costituzionali, Stato di diritto, pesi e contrappesi e tutela dei diritti individuali) e l’anima democratica (fondata sulla sovranità popolare e sul principio di maggioranza) è storicamente percepito come il pilastro dell’Occidente politico. Tuttavia, come evidenzia Antonio Campati nell’introduzione a questo volume, tale equilibrio non è un dato acquisito una volta per tutte, bensì un processo dinamico costantemente esposto alle sollecitazioni della storia.
Il testo nasce dall’esigenza di mappare le profonde linee di frattura che oggi minacciano la stabilità di questo connubio. Il libro si inserisce in un dibattito diviso in due macrocorrenti:
Da un lato i catastrofisti, cioè coloro che considerano il divorzio tra democrazia e liberalismo ormai consumato e irreversibile, certificando la nascita di una nuova era post-liberale. Dall’altro i riformisti, studiosi che ritengono prematuro recitare il de profundis della democrazia liberale, preferendo interpretare la fase attuale come una severa crisi di crescita che impone un profondo sforzo di ripensamento concettuale.
I contributi del volume analizzano la complessità del presente evitando la trappola delle semplificazioni giornalistiche, con l’obiettivo di scindere i fenomeni transitori e contingenti dalle trasformazioni strutturali del potere politico.
I temi chiave sono:
- La sfida illiberale dall’interno: cioè il paradosso dei regimi che utilizzano lo strumento democratico del voto per smantellare, una volta al potere, le architetture liberali (autonomia della magistratura, pluralismo informativo, diritti delle minoranze), dando vita alle cosiddette «democrazie illiberali»;
- La crisi della mediazione e l’ideologia dell’immediatezza: in linea con i principali filoni di ricerca del curatore, emerge il problema della disintermediazione. L’indebolimento dei corpi intermedi (partiti, sindacati, forme tradizionali di associazionismo) e il mito della «democrazia immediata» privano il sistema dei filtri necessari a tradurre il malcontento popolare in proposte politiche razionali e sostenibili;
- La spinta geopolitica esterna: il volume non ignora lo scenario globale, contestualizzando la crisi interna dell’Occidente con la competizione geopolitica esercitata da grandi potenze dichiaratamente illiberali che propongono modelli alternativi di governance e di sviluppo economico. Benché il quadro sia cambiato dalla pubblicazione, l’analisi regge anche sotto questo profilo.
Il pregio principale del libro risiede nella sua capacità di restituire complessità alla teoria politica contemporanea. Non si limita a denunciare i sintomi del malessere democratico, ma scava nelle radici storiche e concettuali della rottura tra la legittimità popolare (il governo del popolo) e il costituzionalismo liberale (i limiti al potere).
Pur nella brevità del testo, il volume offre una densità analitica notevole, confermandosi uno strumento utile per studenti, ricercatori e per chiunque voglia comprendere se la formula politica che ha garantito la stabilità dell’Occidente negli ultimi decenni sia ancora in grado di rigenerarsi o se necessiti di una drastica riscrittura delle sue categorie fondamentali.